Giovani odontoiatri e informatizzazione dello studio: Il migliore gestionale per l'odontoiatra

Quanti (c…o) sono i franchising dentali?

Oggi, trovo davanti allo studio un enorme cartellone pubblicitario di Dooc, lo noto mentre passa la 51 ricoperta di insegne Vitaldent, allora ripenso all’altro giorno mentre accompagnavo in metrò Caterina, mia figlia, alla mostra di Klimt: pubblicità delle cliniche Giovanni Bona e di Doctor Dentist in tutti i vagoni….. sorge una domanda: ma quante cazzo sono? Aiutatemi a fare un censimento, io a braccio ed in ordine alfabetico conosco queste:

Amicondentista, BluDentalClinique, Cliniche Giovanni Bona, CareDent, Dentalcoop, Dentalpro, Doctor Dentist, DoctorOS, DOOC, Smileclin, Vitaldent.

la collega Sonia aggiunge: Odontosalute, Progetto dentale Apollonia, Socialdent, io rilancio con Welfare Italia (pare ci sia dietro el Fürmigùn).

Paolo Vicardi segnala Caredent

Roberto Manca: LCO

Attilio Venerucci: smile factory, mirò, odontoiatrika (ma forse è solo a savona)…

Andrea Oldani: Dentadent

Saverio Marino: Family Dent Care

Discutiamo su cosa fare per non soccombere al fenomeno, un unione almeno pubblicitaria non sarebbe male.

 

31 commenti

  1. Germano Usoni

    Il primo commento lo faccio da solo, senza aderire ad un franchising, mi sembra assennato aderire ad un network che si occupi della promozione dello studio.

    • Attilio

      dimentichi smile factory, mirò, odontoiatrika (ma forse è solo a savona)…

      • Germano Usoni

        Ciao Atti, se ti va lancia il link della discussione su dentalforum.

    • andrea

      Ciao Germano ,questa mattina ho fatto un giro al Carrefour di Limbiatedove ha appena aperto un Dentadent fratello di quello nel centro commerciale Oriocenter di Orio al Serio. Sono d’accordo con te dobbiamo fare una rete di imprese per combattere ad armi pari e contemporaneamente denunciare il ricarico ingiustificato dei cosiddetti terzi paganti pare ma non ci credo sia del 40% !

      • Germano Usoni

        40% è impossibile, ho conosciuto una persona (molto benestante) che ha investito un po’ di soldi in una catena dentale e dice che le azioni rendono bene, quasi un 10%, e che al momento sono tra le azioni che gli rendono di più. Con l’economia attuale non c’è da stupirsi che a queste catene arrivino bei capitali freschi già con il 10%. Combattere ad armi pari non è possibile, si tratta di non soccombere, alla lunga avranno grossi problemi anche loro.
        Come saprai io credo che il sistema sia il network odontoiatrico, sul tipo di YouCare (vai a vedere) o Pazienti.it per intenderci oppure ancora più etico come Dentist4 (frenato dalla soglia di sbarramento alta ma è giusto che lo sia).

    • Federico

      Ma vogliamo parlare di Caredent ? questi aprono negozi , si negozi pechè non si possono chiamare studi dentistici, per operazioni di solo marketing il cui unico scopo è incrementare i loro profitti sulla pelle, pardon, sui denti dei poveri pazienti malcapitati.
      la soc. che li gestisce è la Bistar commerciale srl (a definizione commerciale dice tutto) di Grassobbio (BG) gli stessi individui che prima di buttarsi nell’affare denti low-cost in fraghising, gestivano la catena di centri abbronzatura K2: ma vi rendete conto ? questi sono affaristi senza scrupoli che di salute dentale non sanno un fico secco e Caredent è la loro operazione marketing-finanziaria che non ci azzecca nulla con la cura dei denti.Infatti piovono le prime grane da lamentele (e non solo) di pazienti che si sono visti denti sani rovinanti dai macellai di Caredent, i quali dovrebbero specificare nell’insegna dei loro negozi per polli sprovveduti : ” Macelleria Dentale” low-cost.
      pensate solo al fatto che i primi caredent erano nati solo per l’ablazione dentale e poi, fiutato l’affare, li hanno trasformati in pseudo studi che offrono tutte le cure dentali.
      Se andate sul profilo facebook caredent (o su uno ei 2 proprietari il gatto e lavolpe : https://www.facebook.com/christian.lamonaca.1?fref=ts e https://www.facebook.com/chicco.reggiani?fref=ts) troverete solo articoli di quanto è aumentato o aumenterà nei prossimi anni il fatturato caredent a dimostrazione che quello che ha a cuore caredent è solo il portafoglio e NON LA SALUTE DEL PAZIENTE !!!

  2. Nunzio M.Tagliavia

    Purtroppo per arginare il fenomeno è troppo tardi. Decenni fa c’era da organizzarsi, ma è prevalsa la “diaspora professionale” dove oggi ognuno pensa al proprio studio, cercando di difenderlo in tutte le maniere. Recentemente ci sono stati dei tentativi sul tipo gruppo di acquisto per i piccoli-medi, ma non credo godano di buona salute.

    Decenni fa ci si doveva aggregare e battere i pugni sul tavolo per opporsi allo scandalo della società di capitale, i cui vertici influenzano le terapie degli odontoiatri, attraverso l’area commerciale-finanziaria, perché di questo si tratta, sfido chiunque a smentirmi.

    Permettimi una piccola digressione (ma neanche tanto) su un tema che mi sta molto a cuore: la pubblicità nel nostro settore.

    È passato poi il concetto che la libera pubblicità metta tutti sullo stesso piano. Niente di più falso, perché chi è dotato di maggiori capitali può investire in grandi campagne pubblicitarie, con un vantaggio competitivo.

    Le conseguenze di questo vantaggio competitivo sono molto evidenti, ma poco note alla maggioranza di chi deve scegliere a chi affidare le proprie cure dentali. La prima conseguenza è l’alterazione della qualità percepita dai candidati pazienti.

    Infatti, si ritiene che il messaggio pubblicitario sia vettore di qualità professionale, mentre è noto da tempo, dagli esperti di marketing, che la pubblicità ha solo lo scopo di condizionare le decisioni di chi riceve un messaggio promozionale, facendo leva su processi decisionali persuasivi e, dunque, passivi e incosci.

    In conclusione, visto che le norme attuali (di ispirazione UE) hanno reso questo professione una prateria per investire capitali, non si possono cambiare, a mio avviso il tema pubblicità è uno dei pochi su cui farsi sentire oggi. Ovviamente tireranno in ballo la storia che in un regime di libero mercato non puoi creare una sorta di tetto pubblicitario.

    Scusate, qui alzo la voce: SI DEVE FAR CAPIRE CHE LA NOSTRA NON È ATTIVITA’ BASATA SULL’ ETICA COMMERCIALE E QUINDI CON REGOLE TIPICHE DEL LIBERO MERCATO TRA IMPRESE. Sono bene diversi i criteri di scelta del paziente! Lo sappiamo bene. Quindi, anche la pubblicità dovrà essere messa a regime in maniera differente.

    Infine, e tolgo il disturbo, lancio questa domanda. L’erogazione di prestazioni sanitarie può essere conveniente in regime di convenzionamento con SSN. Per capirci, se apro una centro diagnostico ho convenienza perché poi recupero con il pagamento del SSN. Come mai ci sono tutti questi capitali da investire nell’odontoiatria? Per rispondere, dobbiamo rifarci all’aforisma di andreottiana memoria?

    Grazie per l’eventuale lettura e buon lavoro a tutti!

  3. Sonia

    dalle mie parti ci sono anche Progetto Dentale Apollonia, Socialdent, Odontosalute

  4. Germano Usoni

    Bene Nunzio, ho messo il sale nella piaga vedo, ho fatto centro, la tua bella esposizione merita un post tutto suo, lascio passare un paio di giorni poi, se mi dai il permesso trasformo il tuo intervento in articolo (a tuo nome naturalmente).
    Germano

  5. Nunzio M.Tagliavia

    Grazie per l’apprezzamento, Germano. Ci sono un paio di cose che mi fanno veramente arrabbiare, una l’applicazione dell’etica commerciale nelle professioni. In scala minore simile a quella del paziente mai visto prima che ti dà del tu appena entra in studio. Non so se rendo l’idea. Utilizza pure come meglio credi il mio intervento. Se vuoi lo rendo più fluido in alcune parti. Rinnovo i miei complimenti al tuo progetto Dento, programma che uso ogni giorno con molta soddisfazione.

  6. Paolo Vicardi

    All’elenco manca anche Caredent.

  7. Germano Usoni

    Rivedilo come vuoi e poi mandamelo via mail, quando sei pronto lo posto.
    Grazie Germano

  8. Roberto Manca

    Aggiungete LCO che di capitali e “peso politico” certo non difetta. Confermo ogni parola sinora detta anche alla luce della mia esperienza medico-legale (sia lato paziente che società): i giovani collegi sono il pasto di queste tritacarne! Una volta avevamo in titolo di laurea da spendere, oggi sostanzialmente non ha più alcun valore competitivo. Aggiungo solo che per i grandi centri, forse, più ancora della pubblicità conta la capacità/possibilità di queste realtà imprenditoriali di fare convenzioni che già in parte e sicuramente nel brevissimo hanno in mano il “mercato” della sanità. Guardando al passato il disegno attuato nel corso degli anni con il susseguirsi di piccoli interventi, spesso singolarmente apparentemente innoqui, appare devastante nella sua lucidità devastante per la ns professione. Oggi sempre più spesso la struttura (non parlerei più di professionista) viene scelto da un elenco di convenzionati diretti. Al massimo ti puoi giocare la tua professionalità nel confronto con gli altri convenzionati: ma se non lo sei la “partita” per te non inizia neanche!
    Un saluto Roberto

    • Germano Usoni

      Sono in sintonia con tutti gli interventi, la pletora odontoiatrica dona la disponibilità di manodopera ai franchising, le convenzioni fanno il resto. Bisogna tener d’occhio che percentuale di lavoro convenzionato produciamo in studio, più si alza la percentuale e sempre meno “nostro” sarà. Io dopo aver bocciato ProntoCare sono rimasto con FASI, FASCHIM e Unisalute, cerco di non andare oltre il 25% di lavoro convenzionato ma ammetto che il trend è a salire.
      Lancio una provocazione, siamo disposti ad accettare giovani colleghi in studio per rubarli alle cliniche? Anche solo per concedere ai giovani la possibilità di generare una loro clientela a basso costo?

  9. Leopoldo Bozzi

    Nunzio ha ragione, e il problema è non solo l’etica commerciale nella professione, ma anche il mancato controllo della qualità professionale. Come disse anni fa durante la lectio magistralis in uno scarsamente atteso congresso SIO a Milano un esperto di marketing:se i dentisti hanno una cattiva immagine, (ed è su questa base che tutto viene portato sul lato costo della prestazione: minore l’uno, migliore l’altra) è perché non si curano di come viene percepita la categoria nel complesso, e non fanno o fanno molto poco per tutelare la loro immagine. L’immagine di professionisti seri, attenti alla salute dei loro pazienti e giustamente retribuiti per quello che fanno. Al di là dell’annosa e vexata quaestio dell’abusivismo professionale, non possiamo aspettarci nulla da una classe dirigente che si affianca impudicamente a condannati plurimi. E soprattutto da il numero enorme di colleghi che non leggono questo blog, che si pongono il problema solo in termini di mancati guadagni e di come “infinocchiare” il paziente.
    Ma provate a pensare cosa succederebbe se ti tirassero fuori le cliniche mediche “low-cost”? con un po’ di carta patinata e 3×6 sui cartelloni e poi gli interventi fatti (se va bene) dagli specializzandi o dai neolaureati? Dopo i primi insuccessi, ci sarebbe la rivolta civile.e invece se si tratta di denti, va bene tutto, purché a basso costo.
    E la pubblicità la trovo oscena, specialmente se sanitarie e non riguardante callifughi o pomate per le emorroidi, con tutto il rispetto dovuto per gli afflitti. Sopratutto perché in questo campo, le campagne informative per quanto ben fatte, se non sono sostenute da atti formali e legislativi coerenti, lasciano esattamente il tempo che han trovato, meno il costo sopportato per la campagna dai promotori.

    • Germano Usoni

      È un fatto che senza la liberalizzazione della pubblicità gli investitori che finanziano i franchising non ci sarebbero come per esempio il banco Santander per Vitaldent. Mercificare una professione sanitaria consentendo di pubblicizzare ciò che si vuole non è etico e sicuramente non è (spero) ciò che pensava di ottenere il legislatore (immaginando Bersani più sprovveduto che disonesto). Tra i punti evidenziati da Nunzio abbiamo mancanza di unione della categoria ed impossibilità per i singoli studi di accedere ai capitali necessari alla pubblicità.
      Credo che per gli studi di piccole dimensioni, più che un’aggregazione sugli acquisti potrebbe essere interessante un aggregazione almeno per quanto riguarda il veicolo pubblicitario.
      Questo blog è minuscolo, ben più frequentato è dentalforum (dal quale mi sono tolto per un eccesso di messaggi non pertinenti) o Odontoline (che ha preso un piega troppo commerciale).
      Proprio da Dentalforum è nato il bel tentativo di D4 (dentist for) che langue un po’ e del quale ho parlato nel blog.

      • Francesco Acanfora

        Vorrei portare la mia esperienza professionale.
        Mi interesso di web-marketing per la promozione di aziende e professionisti sul canale internet.
        Gestisco campagne di pubblicità online sia per centri dentistici con molteplici sedi che per dentisti con un unico studio.
        Posso assicurare che per intercettare clienti su internet non è un problema di costi. La pubblicità online di Google non premia chi ha il budget più grande, ma chi fornisce i migliori contenuti a chi cerca informazioni.
        E questo apre il primo punto: se il sito web dell’azienda è una brochure digitale puoi spendere qualsiasi budget, ma alla fine non sarai nè indicizzato nè apprezzato da chi visita il tuo sito.
        Secondo: bisogna differenziarsi, aspetto cardine di qualsiasi strategia di marketing.
        Se sono un studio singolo devo valorizzare i miei punti di forza: il rapporto diretto con il paziente, il fatto di metterci la faccia (e la continuità), l’esperienza e la specializzazione.
        Non posso focalizzare la mia comunicazione su prezzi bassi, interventi all-on-four (uno dei termini più ricercati su internet) in una giornata, o su prima visita gratuita (che fanno tutti).

        Devo far comprendere a chi visita il mio sito web, il valore della mia offerta, devo trasmettere credibilità e fiducia.
        E devo creare un canale di comunicazione con i pazienti: non il mero logo di facebook ma la possibilità di raccogliere domande e dare risposte (come penso che faccia questo sito con questo blog). D’altra parte penso che dai dati Analytics si possa comprendere quale sia il comportamento di chi visita il sito e di quali contenuti coinvolgono e “convincono”.

        Quello che però bisogna ammettere è che spesso i dentisti continuano a guardare indietro (ai bei tempi che furono) e soprattutto a non accettare che il mercato è cambiato.
        Internet è la modalità con la quale oggi tutti sviluppano il loro percorso di selezione dei fornitori.
        Pensare che basta acquistare il sito “pre-confezionato” da Pagine Gialle (pagando un botto di soldi) e far fare la pubblicità agli uomini gialli (con annunci tutti uguali, tanto loro lavorano sulle quantità), significa nascondere ancora una volta la testa sotto la sabbia.

        Internet non è più una opportunità, ma una Necessità.
        Se la si sfrutta con le giuste logiche può dare grandi risultati, con poca spesa, ma richiede anche la volontà di utilizzare il sito come reale strumento per differenziarsi

        • Germano Usoni

          Ospito volentieri un “non dentista” ma operatore del settore nel blog, Per aumentare la visibilità dell’intervento, se posso, tra qualche giorno trasformerei questo post in articolo.

          Germano

          • Francesco Acanfora

            Se valutate utile un ulteriore contributo non esitate a contattarmi.

            Francesco

  10. Roberto Manca

    Ho dato un’occhiata a , mi pare sul commerciale forte: stesso stile dei franchising ma aperto a tutti, invece del singolo marchio, e quindi forse peggio essendo in regime di concorrenza commerciale diretta ( stessa vetrina/sito)!! Visione troppo frettolosa e non approfondita la mia?

    • Germano Usoni

      manca il soggetto, non ho capito a chi hai dato un’occhiata.

  11. Roberto Manca

    Scusate mi è sfuggito nella digitazione:

  12. Roberto Manca

    No allora lo cancella! Pazienti.it

  13. Nunzio M.Tagliavia

    Io sostengo che arrivata anche nell’odontoiatria

    http://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2014/07/22/aggiungi-un-boss-a-tavola_6369ca86-8182-4e1b-85ca-c937e7bed134.html

  14. Nunzio M.Tagliavia

    frase corretta: io sostengo che è arrivata anche nell’odontoiatria. (non trovo la funzione modifica)

  15. Roberto Manca

    Un’eccezione alla regola c’è: di solito 1,5 anni e conoscono anche il medico-legale e l’altra faccia delle società di capitali: parabola altrettanto fulminea. Per mia curiosità in corso di perizia con questi pazienti dedico sempre molto tempo a farmi raccontare le motivazioni che li hanno spinti a rivolgersi a quei centri: si apre un mondo che prescinde dal dato merente economico, anzi. Un saluto Roberto

  16. Germano Usoni

    sarebbe interessante conoscerle

    • Paolo Gerardo

      Ciao e buone vacanze a tutti.

      Avete mai notato che in tutte questi siti non compaiono mai nomi e cognomi dei colleghi che operano nelle strutture?
      Perché non cerchiamo di rendere pubblica la loro persona ed eventualmente muoverci per far sì che sia un obbligo poter conoscere chi opera all’interno delle strutture nelle pubblicità ed anche nei siti? Per quale motivo la professionalità di questi collochi deve essere solo mercificata? Forse perché l’obiettivo è quello di far fidelizzare i “clienti” alla struttura e non al dentista, per questo vi è un turnover altissimo nel personale che lavora in queste strutture.
      Un saluto

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