Giovani odontoiatri e informatizzazione dello studio: Il migliore gestionale per l'odontoiatra

Cedere alle convenzioni

Quanto era bella la nostra libera professione fino al 4 luglio 2006…….poi è arrivato il decreto Bersani e tutto è cambiato.
Il decreto è un esempio di come sia difficile legiferare, oppure, se pensiamo male, di come sia disonesto un legislatore.
Ipotesi numero 1:
Bersani ed il suo gruppo sono stati onesti ma incapaci, per fare il bene del consumatore tolgono il tariffario minimo dell’ordine (che era fermo al 1989 e non costituiva un “cartello” ma una garanzia di decenza minima) e permettono la pubblicità sanitaria.
Fare pubblicità costa, chi può farla? i grossi gruppi, arriva Vitaldent ed altri scaltri investitori che alla faccia della deontologia regalano ablazioni e prime visite, non certo per filantropia ma per accalappiare Pazienti, fine del passaparola che premiava la capacità professionale e umana di un dentista.
Ipotesi numero 2:
Bersani ed il suo gruppo non sono stati incapaci ma neanche onesti, la nuova situazione favorisce chi può investire e tra questi il gruppo Unicredit, quelli di Unisalute che casualmente si lanciano sul mercato con una sorta di coop dentali.
Comunque sia andata, i piccoli studi, anima dell’odontoiatria italiana sono morti o comunque in estinzione.
Lo Stato non ci ha tolto gli abusivi ma in compenso favorisce la concorrenza sleale, la Rai promuove programmi sul low cost dentale senza spiegare che low cost è equivalente a low quality, il turismo dentale imperversa…… e noi continuiamo ad essere considerati ricchi evasori.
La liberalizzazione di un mercato favorisce i più forti, dietro ad un presunto vantaggio per la popolazione si nasconde una separazione ancora più netta tra il ricco ed il povero con la riduzione del reddito del ceto medio, il nostro.
Solo quatro anni fa nelle riunioni con i colleghi mi schieravo con chi aborriva le convenzioni, ora da un paio di anni, costretti da una larga fascia di Pazienti assistiti proprio da Unisalute, ci siamo convenzionati ed ora abbiamo allargato anche alla convenzione FASI-Faschim.
Cosa comporta convenzionarsi.
Per lo studio mono professionale è veramente dura, il carico burocratico è enorme, una dipendente è necessaria praticamente solo per seguire l’aumento di burocrazia. I prezzi imposti coprono praticamente poco più delle spese. L’aumento delle spese riduce ulteriormente gli utili e l’aumento di pazienti riduce il tempo libero.
Ma allora sei sciocco? chi te lo fa fare?
La paura! paura della crisi, paura di fallire professionalmente, di non far fronte alle spese, di non pagare i dipendenti, paure che pensavo non dovessi mai avere come dentista.
La nostra professione cambia, Dento cambia.
Il supporto dato da Dento nella gestione delle convenzioni è stato importante ma lo sarà ancora di più con le modifiche in atto, i tariffari multipli danno la possibilità di sapere (nel caso di assistiti FASI ad esempio), quanto sarà il rimborso, la prima nota appena re-introdotta ci comunica gli utili e le spese, la determinazione del costo orario ci guida nella definizione dei prezzi, ci possiamo spingere fino all’analisi della redditività di ogni singola prestazione, facilitando quelle analisi che sembrano così complesse quando frequentiamo i corsi di gestione.
Questo tipo di analisi ci serve anche nella valutazione della convenienza delle singole convenzioni, se ci dobbiamo convenzionare che sia almeno con chi è più conveniente.

6 commenti

  1. Paolo Gerardo

    Buona sera innanzitutto.
    Sono d’accordo sullo squilibrio tra le società di capitale e gli studio monoprofessionali per quanto riguarda la visibilità nei confronti dei numeri, ma sono dell’idea di insistere sulla linea di cui parlavamo qualche settimana fa con Paolo Lesca. Sono sempre più convinto che siamo noi a dover dare informazioni ai nostri pazienti, per la loro salute “orale”, sulla prevenzione nei figli, sul considerare la carie una malattia ad eziopatogenesi batterica che necessita di una comprensione da parte loro della possibilità di mantenere un livello di igiene orale quotidiana che allontani la possibilità di intaccare le nostre più belle ricostruzioni estetiche e protesiche. Penso che noi si debba insistere tantissimo sull’aspetto della prevenzione come filosofia di studio, da condividere con i nostri pazienti; loro fanno parte dello studio e debbono essere consapevoli di quanto noi si faccia per migliorare la nostra preparazione per dare loro un servizio sempre migliore.
    Tu fai ortodonzia e mi pare3 che da come hai costruito DentO già tu applichi certi concetti, non pensi che vedendo tanti bambini noi si possa insistere sempre di più con i genitori per diffondere la filosofia contagiosa di prevenire, controllare, per portare a tutti quanti la possibilità di crescere e mantenere nel migliore dei modi la bocca dei futuri adulti?
    Le tue osservazioni mi fanno pensare ad un momento di sconforto che più o meno tutti abbiamo sentito e che in questi giorni maggiormente ci assale, ma sono convinto che solo dandoci come persone ai nostri collaboratori e ai nostri pazienti possiamo fare intravedere quello che vogliamo raggiungere nella nostra professione, non solo FARE SOLDI, ma dare il meglio di noi per gli altri (dietro compenso si ben chiaro, e se non è LAUTO non ci sta bene!!! HiHiHiHiii!!)
    Battute a parte sono contento di non essere solo nell’affrontare dubbi e preoccupazioni, consapevole ancra di più delle mie convinzioni e del volere applicare questa FILOSOFIA.
    Grazie per la pazienza e scusami dello sfogo.
    Un abbraccio

    Paolo

  2. Nunzio Massimo Tagliavia

    Innanzitutto ne approfitto per rinnovarti i miei complimenti per il progetto Dento e per la tua generosità di metterlo a disposizione dei colleghi.
    Poi, direi la mia sugli scenari attuali della nostra professione. Bersani, che tu citi, non è altro che il finale di un processo che è iniziato da prima e fuori dai nostri confini nazionali e cioè CEE, poi UE; verso le quali siamo legati con trattato internazionale. Volenti o nolenti le professioni, tra cui la nostra, si sono trasformate in imprese. Si è quindi sdoganato il concetto che professione è lo stesso di impresa, con commistione dei relativi principi etici. Non che essere imprenditore sia non-etico (tra l’altro, la nostra è una professione che ha una certa connotazione imprenditoriale, per le complesse scelte gestionali), ma è una “roba” diversa. C’è un dramma, se non tragedia, in tutto questo e mi riferisco a chi si è trovato e digerire questo cambiamento di orizzonte con la scelta di vivere o morire ancora non anziano (professionalmente). Ovviamente ho fatto una sintesi di quanto accade. Un saluto.

    • Germano Usoni

      Effettivamente fare il dentista è un impresa…….. in tutti i sensi!!!
      Grazie per aver detto la tua Nunzio

  3. Nunzio Massimo Tagliavia

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  4. Nunzio Massimo Tagliavia

    Prego Germano. Ampliando la questione ancora un po’: ti riferivi alla convenzioni nel tuo post. Nella nostra professione siamo quindi al punto di dovere fare i conti con un soggetto (terzo pagante) che ci dice cosa fare in casa nostra. Senza volere dare addosso ai vari enti eroganti le convenzioni che, per certi versi, permettono a chi non potrebbe di pagarsi gran parte delle spese odontoiatriche, ritengo che queste siano i figli indesiderati di un grande naufragio, quello degli accreditamenti. Sappiamo tutti che gran parte dell’assistenza odontoiatrica italiana è erogata da studi privati che, per motivi di resa economico-professionale, hanno listini in molti casi lontani dalle possibilità media delle popolazione, per mille motivi. L’accreditamento diffuso ed efficiente, sul modello delle farmacie poteva essere una buona soluzione per gli studi privati (meglio che niente). Perché è fallito? Per la debolezza degli ordini, per la disunità delle nostra categoria, e per la pessima amministazione pubbblica, per dirne qualcuna. La soluzione oggi potrebbe essere una maggiore detraibilità delle nostre ricevute, ma pare utopica visti i “chiari di luna”. Conclusione: oggi siamo disuniti più che mai e ognuno, purtroppo, pensa a salvare la propria pelle. Dico tutto questo senza nessun moralismo, ma con realismo e pessimismo.

  5. Germano Usoni

    L’ideale sarebbe lo stato che si occupa della fascia di popolazione che oggi si affida alla odontoiatria low cost, ed il resto in mano ai privati con le compagnie di assicurazione che rimborsano in maniera indiretta.
    La realtà è invece questa: lo stato è scomparso, i capitali sono in mano alle assicurazioni che impongono il modello che vogliono e la fascia di popolazione che può permettersi cure dignitose che si assottiglia sempre di più.
    Il futuro sarà invece questo: stato sempre assente, le banche, e già lo sta facendo unicredit, che aprono centri dentali, i low cost costretti a chiudere per errori di calcolo sugli utili e qualità dentale sparita completamente……amen.

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