Giovani odontoiatri e informatizzazione dello studio: Il migliore gestionale per l'odontoiatra

Categoria: Senza categoria (Pagina 26 di 58)

Direte che nei casini mi ci sono messo da solo…….

Quando vedo colleghi che si registrano come Arsenio Lupin o Ciccio Ingrassia mi piacerebbe sapere chi sono per ringraziarli……. oppure quelli che si registrano alle 21 e si cancellano alle 21,10 o quelli che scaricano per conto terzi, quelli che non lasciano partire la mail di registrazione del programma…… (oltre 1600 iscritti meno di 1200 mail di registrazione). Poi ogni tanto arriva una mail come questa e capisco che forse Dento serve a qualcosa:

Grazie mille Germano.

Ho scaricato la versione che hai messo ora in download e funziona benissimo. Due parole sulla mia vita sono il minimo indispensabile per poterti esprimere la mia riconoscenza per tutto il lavoro tuo e della tua equipe.
Mi sono laureato nel 2013, no figlio di dentisti, non parente di dentisti. Un altro pesce piccolissimo in un mare sconfinato di cui ignoravo l’esistenza. La situazione universitaria in Italia è già precaria, ma ad (nome dell’ateneo che ometto) non impariamo veramente nulla se non ci rimbocchiamo le maniche e frequentiamo uno studio privato durante gli anni di corso. La mia colpa è stata certamente quella di non essermi impegnato abbastanza a muovermi in ambito extrauniversitario, fatto sta che a settembre di tre anni fa non sapevo tenere una siringa in mano e avevo all’attivo una cosa come quattro sedute di igiene da primo operatore. Ecco come sono entrato nel mondo del lavoro.
La fortuna che ho avuto è stata quella di incontrare un vecchio amico di famiglia il quale mi ha aperto le porte del suo studio come a un figlio e io ho cominciato a bazzicare le sue stanze cercando di recepire il più possibile di quello che mi insegnava. 
A gennaio 2014 mi sono iscritto all’albo, ho aperto la p.iva  e sono iniziati i dolori! Il collega mi ha offerto la possibilità di occupare gratuitamente uno dei suoi due riuniti per i miei pochi pazienti e così ho cominciato. I primi tempi sono stati drammatici: prime classi portate a termine in due ore, senza e diga e margini totalmente infiltrati, tempi assurdamente lunghi per prendere un impronta, cementare un provvisorio… Intanto frequentavo la clinica universitaria insieme ad altri miei ex compagni di corso e anche lì… meglio che lasciamo perdere. Lasciati in balia di noi stessi, spesso ci trovavamo in situazioni veramente difficili e se non fosse stato per l’audacia (e competenza) di qualche collega più preparato di me, avremmo potuto combinare casini anche importanti. 
L’esperienza che cambierà totalmente la mia vita professionale è stata una parentesi full time in un altro studio. Sconsolato di come andassero le cose dall’amico di famiglia, del fatto che lavoravo male, che non mi sentivo seguito abbastanza e non vedevo profili di crescita, colsi l’opportunità di un collega titolare di uno studio molto grande in un paese vicino a dove abito. La situazione prese subito una piega comica: era come se mi fossi tuffato da un’altezza di trenta metri sopra uno specchio d’acqua ghiacciata. Un tonfo colossale. 
Il collega mi mise sin da subito di fronte ai miei limiti manuali, prospettandomi un percorso di tirocinio lungo anni per poter raggiungere risultati accettabili in conservativa ed endo.
Per nove mesi ho frequentato lo studio dalle nove del mattino alle nove di sera, con una pausa di un’ora per il pranzo, cinque giorni la settimana: facevo l’assistente a un collaboratore, qualche igiene e il ragazzo dei computer. 
In quel periodo ho avuto anche la presunzione di credere di essere sottovalutato, di non essere preso sul serio. Mi sono sentito molto umiliato.
Poi ad Aprile dell’anno scorso il collega amico di famiglia mi ha richiamato, mi ha chiesto cosa avevo intenzione di fare, che i suoi affittuari avevano cominciato ad avanzare strane pretese sul canone, che volevano metterci anche altri professionisti. Sull’altro fronte, il titolare del mega studio, dopo nove mesi mi ha fatto capire senza mezzi termini che non avevano bisogno di me e che le mie prospettive in quello studio erano limitate. Mi sono preso il tempo per riflettere. Alla fine la sua proposta è stata questa: “Rimani nel mio studio tutto il giorno, a mille euro al mese. Farai quello che hai fatto fino ad oggi e poi vedremo. Se accetti mi dai la tua parola che resti almeno per cinque anni e se un giorno te ne dovessi andare ci mettiamo d’accordo perché tu non apra un tuo studio in un raggio di venti chilometri da qui”.
Non so quale sia la tua opinione a riguardo, Germano, ma io ho dovuto guardare quello che avevo: una moglie e un bambino nato da poco. E se tutti avrebbero deciso di scegliere i mille per portare il pane a casa, io ho preferito tornare dall’amico di famiglia che mi ha detto sin da subito che non poteva darmi nemmeno un euro. 
Sono ripartito da zero, in quello studio con due poltrone scalcinate, ma con una coscienza rinnovata: il know how recepito nell’altro studio mi ha permesso di capire subito su quali criticità dovessi lavorare.
E’ stato un percorso molto lento e ancora oggi mi rendo conto di quanto sia difficile. Ma sono felice, felice come una pasqua!
Con quello che fatturo nello studio riesco a malapena a sostenere le spese, ma mi sta bene così. E sai perché?
Un mese dopo che me n’ero andato dallo studio megagalattico, mi hanno richiamato offrendomi una consulenza settimanale per la profilassi ai bimbi: sono circa 400 euro (non i mille) al mese, ma in più ho la libertà di fare quello che voglio, dove voglio per tutto il resto del tempo.
Non solo… a dicembre, il collega amico di famiglia ha deciso di passarmi i suoi casi di endo e tutta la parodontologia non chirurgica. Non sono molti pazienti al mese, anzi. Ma è già qualcosa. E poi è una persona onesta, buona, non interessata, che nel 2020 andrà in pensione ma già mi ha chiesto di poter rimanere con me dopo il 2020. 
Oggi gli affido i miei casi di protesi e imparo da lui che è veramente bravo. Gli affido gli inclusi per cui sembra abbia una dono innato.Abbiamo chiamato una consulente in ortodonzia, dopo trentasette anni che lui riferiva tutti i casi ad un collega che gli ha sfilato intere famiglie da sotto al naso. Il giro sta riprendendo, anche se un po’ alla volta. 
Ciliegina sulla torta, notizia fresca di ieri, i vecchi affittuari hanno pestato i piedi per un aumento. Allo stesso prezzo che pagavamo prima, abbiamo trovato un’altro studio a due passi dal nostro, con una sala operativa in più, di trent’anni più recente (è del 1994), tutto a norma e pronto all’utilizzo (dobbiamo solo traslocare). Cominceremo a spostarci da maggio.
Quale ruolo hai avuto tu in tutto questo?
Dirti che il tuo programma è come un dono dal cielo per la mia situazione attuale, mi sembra riduttivo giacché ho sempre utilizzato un’app su internet assolutamente insufficiente. Ho provato a vedere cosa poter comprare: ho studiato quaderno elettronico della piximage e orisdent. Anche io però sono un mac addicted e oris mi sembrava francamente troppo caro. 
Quello che offre dento mi sembra vada ben oltre ogni mia aspettativa e spero un giorno di poter creare una rete multiutente e multipostazione in studio.
Ma un’altra cosa per cui ti devo ringraziare sono i tuoi post sul blog, specialmente quelli sull’informatizzazione e il giovane odontoiatra. Una vera fonte di ispirazione, certamente, ma anche un incoraggiamento importante. 
Ne ho bisogno perché mi aspettano mesi di spese importanti e al momento non ho le spalle per coprirle. Ma ho fiducia. Ho fiducia che l’impegno viene ripagato, che l’onestà di un collega non ha prezzo e che Qualcuno di più grande provvede sempre. 
Grazie mille di tutto,

un abbraccio (mail firmata)

Gli articoli che citi mi erano stati commissionati per una rivista del settore (la più importante) ma sono stati rifiutati perché non interessanti, fortuna che lo sono almeno per te!

Tieni duro e restiamo in contatto

Germano

Giovani odontoiatri e informatizzazione dello studio (parte quarta ed ultima)

Abbiamo visto che informatizzare uno studio odontoiatrico è indispensabile. Si deve iniziare dal programma di gestione ed è la scelta più difficile, non è detto che il prodotto più diffuso sia il migliore, anzi. I difetti nei programmi si rilevano sempre dopo l’acquisto, è importante informarsi con i colleghi e fare molte domande perché si rischia di pagar caro un prodotto inadeguato, personalmente ho trovato la soluzione dopo due fallimenti.
Il decreto Bersani ha rivoluzionato la nostra professione, oggi per chi è titolare di studio una parte consistente delle ore di lavoro è manageriale e sulla qualità della dotazione informatica non si deve risparmiare, niente in studio è più prezioso dei nostri dati informatici, se ci rubano le attrezzature troveremo un collega che ci ospita, se ci rubano i dati saremo cechi, incapaci di sapere che prestazioni abbiamo eseguito, quelle da fare, chi ci ha pagato e chi ci deve pagare.
Ora è possibile fare pubblicità sanitaria ma che tipo di pubblicità possiamo fare? Abbiamo i mezzi economici e siamo preparati per farlo? La forza di uno studio è nei propri dati anagrafici, è sulla popolazione del nostro studio che possiamo attivare iniziative di promozione per fidelizzare i pazienti e favorire il passaparola a costo relativamente basso. La prima azione indispensabile, è quella classica del richiamo periodico. Deve essere attivata da tutti gli studi, si può fare per lettera, mail e sms ma, il massimo rendimento lo otterremo col richiamo telefonico fatto dalla segretaria.
Non dimentichiamo di raccogliere gli indirizzi di posta elettronica per creare periodicamente delle news letter che informeranno delle evoluzioni in atto nel nostro studio, un nuovo corso, una nuova attrezzatura, una nuova procedura, un nuovo collaboratore, devono essere portati a conoscenza dei nostri pazienti.
Dobbiamo, con cadenze ragionevoli, senza creare disturbo, rafforzare il senso di appartenenza allo studio, soprattutto nelle persone che vengono da noi attraverso convenzioni o internet che sembrano avere una fedeltà al dentista minore. Dobbiamo anche controllare periodicamente, dalla lista delle anagrafiche, il numero di nuove visite per anno e l’andamento di queste negli anni. Teniamo ben aggiornato il numero di pazienti attivi annotando tra gli archiviati chi si è trasferito, chi da anni non risponde ai richiami ecc.
Qualsiasi programma di gestione svolge funzioni base indispensabili, dalla fatturazione alla prima nota cassa banca, dall’odontogramma alla scheda parodontale, ma questo oggi con margini di guadagno ridotti non può più bastare, un gestionale oggi deve fare il calcolo immediato del costo al minuto dello studio, necessario per non generare un tariffario incongruo e per fare analisi approfondite sul rendimento di un piano di cure, sul rendimento di una convenzione fino alla previsione di utile e anche di tempo di realizzazione per i piani di cura.
Anche il sito Web non è più rinunciabile, il sito è una vetrina che comunica chi siamo e come siamo, non deve essere un sito preconfezionato, bisogna dedicare alla realizzazione un po’ di tempo e farlo “nostro”, coadiuvato da un blog, il sito scalerà i posti nell’indicizzazione di Google in modo da raggiungere il suo obiettivo: essere in prima pagina nelle ricerche internet.
Oltre a questo oggi è necessario gestire l’immagine di studio sui social network, per alimentare il passaparola su internet.
Da internet ora arrivano nel nostro studio circa il 6-7% dei pazienti, percentuale che è destinata a aumentare in futuro per il mutare delle abitudini della società introdotte con gli smartphone.
Portatile o tablet con un buon gestionale e sito internet, sono la “dotazione informatica di base” sia dello studio che del collaboratore. Oggi la tecnologia offre una vasta scelta per incrementare la dotazione tecnica/informatica di uno studio a nostro piacere.
Se ancora avremo qualche giovane odontoiatra con spirito imprenditoriale, con cosa dovrà partire nella realizzazione di un nuovo studio mono professionale senza prosciugare le risorse economiche e avere il massimo rapporto costo/benefici? La prima attrezzatura che ha un alto impatto e non richiede ingenti investimenti è la telecamera indorale che spesso mi stupisco di non trovare negli studi di molti colleghi. Le immagini ci possono aiutare a spiegare situazioni critiche inaspettate e consentono al termine di un lavoro di farne apprezzare la qualità di esecuzione.
Con una società sempre più attenta all’immagine ed all’estetica, anche la fotocamera con obiettivo macro e flash dedicato, non può mancare per verificare gli aspetti estetici del sorriso di un paziente, fare un filmato dei movimenti orali, inviare al tecnico dettagli per la personalizzazione di un dente o per la progettazione di un gruppo di faccette in stile digital smile design.
Queste due prime attrezzature, non costosissime magari rivolgendoci al mercato dell’usato per quanto riguarda la fotografia, poste in uno studio da poco aperto, con tempi di appuntamenti forzatamente “larghi” visto che la clientela è ancora da acquisire, possono valere moltissimo se correttamente utilizzate.
Sempre, ma a maggior ragione in fase di avviamento, lo spazio per l’appuntamento deve prevedere qualche minuto per “rendere personale” la seduta e differenziarci dai service.
Al crescere del numero di pazienti, aumentando la disponibilità economica, un buon acquisto è l’ortopantomografo digitale, orientandoci tra i numerosi buoni usati o i nuovi modelli che prevedano l’upgrade a TAC Cone Beam; qui il vantaggio è duplice, immediatezza di esame e “immagine di studio” percepita dal paziente.
Queste attrezzature assieme all’RVG (meglio i modelli ai fosfori privi di cavo del sensore) compongono la dotazione “standard” informatica di uno studio moderno, un punto di arrivo molto buono per un giovane odontoiatra.
Le ore che generano utile sono quelle che noi passiamo alla poltrona, se saremo stati bravi ed il lavoro è aumentato saremo di fronte ad alcune scelte necessarie per aumentare il numero di ore “cliniche” a disposizione; un aspetto da affrontare ad un punto della vita di uno studio dentistico che spesso non è così chiaro ai colleghi è l’assunzione di una segretaria che ci affianchi nella gestione burocratica/informatica dello studio.
Alla segretaria spetterà la gestione della modulistica (accettazione, consenso, fatturazione), la gestione amministrativa (incassi, pagamenti), la gestione delle assicurazioni e delle convenzioni, organizzare la distribuzione dei compiti al personale, controllare le autorizzazioni in caso di sopralluogo ASL, controllare le procedure e le normative di disinfezione, gestire internet e il rapporto con i social media.
Anche in questo caso vediamo come persino i compiti di segreteria si siano “espansi” nei moderni studi tanto da far diventare stretta la definizione di segretaria che negli studi più grandi è un vero e proprio “manager di studio”.
Con queste armi, aiutato dalle analisi ricavate dal gestionale, dalla location che avrà scelto, e dal personale che avrà saputo assumere si amplificheranno le possibilità di avere successo professionale, tenendo sempre ben presente che sarà la “qualità percepita” ad attirare i pazienti, e alla qualità percepita concorre sicuramente anche la dotazione informatica dello studio.

Germano Usoni

Giovani odontoiatri e informatizzazione dello studio (parte terza)

Abbiamo visto come l’evoluzione dell’odontoiatria, possa portare un giovane odontoiatra a percorrere tutta la sua vita professionale come collaboratore. Questo lo affranca da informatizzare la propria attività?

La nostra è una professione che ha una forte valenza estetica che si esprime col sorriso dei nostri pazienti, sappiamo bene che, un’otturazione o una ricostruzione sono fortemente influenzate dalla bravura, dalla preparazione dell’operatore e dal tempo a disposizione ma, diversamente da un’artigiano o un’artista, le nostre opere, restano chiuse nelle loro bocche, come possiamo documentare il nostro lavoro? Nei nostri studi rivediamo i pazienti anche dopo molti anni e abbiamo la percezione di come abbiamo lavorato rivivendo la soddisfazione del momento in cui abbiamo fatto il manufatto, amplificato dalla durata e dalla soddisfazione del paziente.

Un collega che lavora in una di queste grosse strutture spersonalizzate riuscirà ad essere riconosciuto dal paziente come il professionista che ha eseguito il lavoro? Avrà a sua volta, la possibilità di rivedere e riconoscere dopo anni un proprio lavoro? Come potrà dimostrare e affermare le proprie capacità? I giovani collaboratori odontoiatrici, si troveranno nella necessità di dover documentare le loro capacità sia per soddisfazione personale sia per mostrare la loro perizia quando saranno alla ricerca di nuove opportunità lavorative. Per questa documentazione sarà indispensabile avere un buon corredo fotografico e saperlo usare correttamente, dovranno dotarsi di un computer, un’agenda mobile su cellulare o su tablet per organizzare il tempo ma, secondo me, anche per il collaboratore sarà conveniente registrare le cure eseguite sui pazienti usando un programma di gestione, sia per avere la conferma economica di quanto eseguito (è meglio avere un controllo di ciò che ci spetta) ma anche per non dover “rifare in garanzia” (leggi gratis) un lavoro che invece non è stato eseguito da noi.

Gli odontoiatri oggi, devono avere la capacità di utilizzare le numerose apparecchiature digitali che si trovano nei moderni studi (laser, RVG, TAC Cone Beam, fresatori, impronte digitali, ecc.), una capacità che necessariamente entrerà a far parte delle conoscenze di un moderno odontoiatra, parallelamente dovranno avere le competenze necessarie per non acquistare macchine sbagliate. Evitando le ditte che tendono ad usare, per fini commerciali, linguaggi proprietari o criptazioni che possono limitare la possibilità di trasferire dati clinici ad altri sistemi analoghi di altre marche, oppure non in grado di dialogare con i diversi sistemi operativi.

La professione odontoiatrica, è in continuo divenire ma non necessariamente tutti gli studi finiranno in un centro commerciale o in un negozio, mi auguro che per molti anni gli studi più organizzati e dotati rimarranno baluardo della libera professione, probabilmente diminuiranno gli studi mono professionali, schiacciati da burocrazia e adempimenti via via più penalizzanti, come il recente decreto sulla trasmissione dati per il 730. E’ auspicabile che i giovani trovino una maggiore predisposizione ad associarsi, sfruttando i vantaggi derivanti dalla condivisione di spazi e attrezzature con divisione delle competenze tra colleghi in modo da creare una nuova generazione di studi con assetti adeguati all’odontoiatria di oggi.

Continua……..

Germano Usoni

Giovani odontoiatri e informatizzazione dello studio (parte seconda)

Nello scorso articolo abbiamo visto come professione e prospettive professionali siano cambiate, un odontoiatra oggi accederà ad una “libera professione” diversa da come è stata finora, sarà un accesso a un mondo odontoiatrico che da un decennio è in continuo cambiamento politico e tecnologico. I giovani che devono iniziare, si trovano in una situazione più complessa e articolata che in passato anche se, essenzialmente, le modalità con cui accedere alla professione sono le stesse che si presentano in proporzioni differenti.

Le occasioni di subentro in studi di colleghi anziani non mancano, anzi sono aumentate, molti colleghi vessati dalle normative e con utili in diminuzione cercano un po’ di tranquillità nella meritata pensione. Il subentro richiede attenzione perché l’alto tasso di tecnologia della professione ha portato a un’obsolescenza accelerata delle attrezzature, in caso di subentro è consigliabile un periodo di affiancamento per valutare con attenzione la convenienza dell’operazione. Una soluzione logica per i giovani e per chi ha una struttura avviata, sarebbe quella di unirsi trasformando lo studio in uno studio associato ma, l’atteggiamento dei titolari di studio, individualisti e restii ad associarsi o ad assumere, non aiuta l’inserimento dei giovani, che  sembrano anche avere una minor intraprendenza di un tempo, ambendo a guadagni minori ma immediati. Pochi hanno la possibilità economica di aprire uno studio nuovo con un corredo di attrezzatura adeguato alla moderna odontoiatria.

Aprire uno studio è sempre stato complesso, sia per le normative ASL sia per gli adempimenti burocratici, col passare degli anni convenzionamenti, accreditamenti, normative europee e nuove leggi come il recente decreto per il 730 precompilato hanno complicato la vita al dentista, a soffrirne di più è proprio chi deve cominciare o chi ha una struttura piccola che fatica a adeguarsi ai recenti sviluppi che sembrano tutti favorire gli studi di grandi dimensioni. Questa situazione avvantaggia le catene di franchising che si trovano nella condizione di selezionare i giovani operatori più capaci tra i numerosi che si offrono e di decidere quanto pagarli. La creazione di studi all’interno dei centri commerciali e nei negozi sta anche cambiando il modo in cui il dentista è percepito dalla popolazione, da attività medico specialistica stiamo assumendo i connotati di un’attività commerciale al pari di altre che nulla hanno di medico, finiremo per sottostare a leggi di mercato basate sul prezzo più basso anziché sulla qualità.

La dimensione e il numero di queste strutture, bene informatizzate e con una buona dotazione di attrezzature, porteranno ad una riduzione di odontoiatri titolari di studio ma, come vedremo, la necessità di informatizzarsi, riguarderà anche il collega collaboratore.

Germano Usoni

Giovani odontoiatri e informatizzazione dello studio (parte prima)

Fino agli anni ottanta e novanta, aprire uno studio, con la prospettiva di una professione gratificante e remunerativa era un traguardo ambito, le difficoltà economiche e burocratiche si superavano di slancio, le attrezzature indispensabili si limitavano al riunito, radiografico e autoclave. Quasi nessuno studio era informatizzato e solo nei primi anni 80 iniziarono a far timidamente capolino in pochissimi studi, i primi computer con MS DOS. I programmi di gestione erano allo stato embrionale, l’interfaccia non era grafica ma a testo, di strumenti radiografici o fotografici digitali nemmeno si immaginava l’arrivo e i computer non permettevano certo la gestione clinica degli esami alla quale siamo abituati ora. La maggior parte iniziava la professione con i blocchi fatture e schede dentali di carta della Buffetti, generando una situazione che ha portato ad accumulare scatoloni di fatture di carta, cartelle e lastre che nel momento importante non si trovano.

L’odontoiatria è cambiata, l’impegno generato dal lato imprenditoriale della professione sta superando quello clinico, per questo informatizzarsi è indispensabile, purtroppo, per mia esperienza, la maggior parte di noi non è preparata a questo cambiamento. Iniziare con il computer per molti sembra ancora un’opzione e non una necessità dettata da una evidente esigenza, è una scelta che il dentista fa ancora in base alla propria forma mentale, che è indipendente persino dalla generazione.

L’arrivo graduale di strumenti digitali ha supportato e spinto sempre più l’evoluzione clinica, quasi nessuna procedura di lavoro è rimasta uguale. Trent’anni fa l’odontoiatria aveva da poco abbandonato il periodo delle devitalizzazioni con le paste arsenicate e delle corone stampate in oro e si preparava ad accogliere tutta la serie di evoluzioni che la avrebbero col tempo portata alla strumentazione dei canali con drill al Nichel Titanio e strumenti reciprocanti, ai Laser nelle loro diverse declinazioni, all’impronta digitale, ai fresatori e all’implantologia guidata dalle tac cone beam. Le nuove tecnologie sono state accompagnate da una quantità di attrezzature digitali elettromedicali veramente notevole che è entrata pian piano nei nostri ambulatori, tanto che ora l’investimento per l’apertura di un moderno studio al passo con i tempi è ingentissimo, sicuramente oltre le possibilità di un singolo giovane odontoiatra.

Il 2006, con il decreto Bersani di liberalizzazione della pubblicità sanitaria, sarà ricordato dagli odontoiatri come un anno di svolta, il decreto ha permesso, al primo grosso gruppo di franchising di farsi pubblicità sui media e, su questo esempio, favoriti dall’investimento di capitali nelle catene odontoiatriche da parte di fondi finanziari, è esploso il fenomeno Franchising con innumerevoli catene odontoiatriche differenti. Nel 2008, la crisi economica, diminuendo la disponibilità finanziaria della popolazione, ha esteso il fenomeno del turismo odontoiatrico, prima avvertito solo nelle regioni del nord-est, ad una fascia maggiore e meno preparata culturalmente della popolazione. In reazione a questo fenomeno una parte di odontoiatria più spregiudicata ha reagito con la nascita dei low cost/low quality. Pletora odontoiatrica, franchising, turismo odontoiatrico e low cost sono i sostituti del diffuso abusivismo che imperava trent’anni fa, purtroppo, l’attacco più pericoloso alla libera professione non arriva da questi ma da un’altra situazione. Le prestazioni sanitarie sono sempre più gestite da polizze assicurative sanitarie, fondi e casse di assistenza integrativa per molte categorie di lavoratori.

Le polizze sanitarie rappresentano dei benefit per la remunerazione di dipendenti che i vari sindacati riescono a ottenere per categorie di lavoratori in alternativa ad aumenti di salario. Intere fasce di popolazione sono, loro malgrado, convenzionate, lo studio dentistico, che sia convenzionato o meno, si trova perciò a dover gestire una mole di lavoro informatico legato alla burocrazia con aumento dei costi; inoltre, gli enti assicurativi cercano di indirizzare i loro assistiti a strutture in convenzione diretta a tariffe concordate, con buona pace della libertà di scelta del curante da parte del paziente.

Vedremo come l’aumento delle competenze necessarie a gestire le tecnologie che supportano la clinica e l’impegno burocratico nel gestire pratiche di rimborsi, consensi, modulistiche ed ora l’invio delle fatture al sistema 730 abbiano diminuito la redditività rispetto agli scorsi decenni rendendo indispensabile uno stretto controllo di numerosi paramentri che possiamo ottenere solo con l’informatizzazione della professione.

Germano Usoni

« Articoli meno recenti Articoli più recenti »