Giovani odontoiatri e informatizzazione dello studio: Il migliore gestionale per l'odontoiatra

Autore: Germano Usoni (Pagina 55 di 69)

I vecchi e i proverbi: il tempo è denaro!

Il 16 maggio ho iniziato un’articolo così: “chi meno spende più spende” dicevano i nostri nonni, e mille altri detti fino a………    Visto che la mia data di nascita mi porta verso questa categoria continuo sul filone con: il tempo è denaro! Dato che però non sono ancora rincoglionito (le mie assistenti dissentono) vi vorrei intrattenere con due dati che possono facilmente uscire da Dento.

Luglio lascia un po’ di tempo per fare due conti sull’andamento dello studio e in particolare sulle convenzioni, riporto i calcoli:

anno 2011 (dati incompleti, non avevo implementato la prima nota cassa banca e non posso riportare il costo orario)
Prestazioni totali eseguite € 287.761 delle quali € 30.260 (10,5%) derivanti da Unisalute
Fatture totali € 300.166 delle quali € 32.861 (10,9%) derivanti da Unisalute
Ore lavorate totali 1.925 delle quali 211,25 (11%) derivanti da Unisalute

anno 2012
Prestazioni totali eseguite € 262.514 delle quali € 34.594 (13,17%) derivanti da Unisalute
Fatture totali € 294.949 delle quali € 33.048 (12,9%) derivanti da Unisalute
Ore lavorate totali 1.730 delle quali 238 (13,8%) derivanti da Unisalute
Redditività oraria € 170,49
Costo orario € 134,074
Redditività Unisalute € 138,85

anno 2013
Prestazioni totali eseguite € 322.612 delle quali € 38.378 (11,89%) derivanti da Unisalute
Fatture totali € 327.625 delle quali € 40.118 (12,24%) derivanti da Unisalute
Ore lavorate totali 1.929,30 delle quali 314,25 (16,3%) derivanti da Unisalute
Redditività oraria € 169,81
Costo orario € 132,08
Redditività Unisalute € 127,66

anno 2014 al 25-07-2014 (dati incompleti, confronterò a fine anno)
Prestazioni totali eseguite € 205.921 delle quali € 31.145 (14,89%) derivanti da Unisalute
Fatture totali € 211.795 delle quali € 30.666 (12,24%) derivanti da Unisalute
Ore lavorate totali 1.317 delle quali 250,75 (19%) derivanti da Unisalute
Redditività oraria € 160,81
Costo orario € 133,48
Redditività Unisalute € 122,29

Stiamo perciò riuscendo a non aumentare il costo orario negli anni, ma la redditività oraria cala, dall’analisi delle percentuali degli studi di settore vediamo calare protesi ed implantologia (le prestazioni più care) con un aumento di Conservativa ed Endodonzia. Per questo a partire dal 2013 il ricavo orario di Unisalute non copre le spese orarie dello studio.

Abbiamo iniziato il rapporto con Unisalute per capire il funzionamento delle convenzioni (volevo anche adeguare Dento a questa situazione), per coprire le ore vuote e come possibilità di aumento di pazienti grazie all’indotto che si poteva generare. Non ci siamo mai aspettati un reddito significativo ma lavorare per generare perdite può portare solo al fallimento; facciamo alcune considerazioni sulle possibili vie da seguire:

1) chiedere che il tariffario di Unisalute fermo da 4 anni venga adeguato almeno di un 10% se non tutto almeno per conservativa ed endodonzia.
2) ridurre il tempo dedicato ad ogni prestazione, rinunciando però ad alcune cose che potrebbero essere la diga, la stratificazione dei colori, la modellazione anatomica, in poche parole diminuendo la qualità perciò anche la nostra soddisfazione nell’esecuzione del lavoro. (bisognerebbe esserne capaci)
3) cessare a malincuore una collaborazione che con un piccolo aggiustamento potrebbe essere proficua per entrambi.

A settembre, al rientro dalle ferie, presenterò questa analisi ad Unisalute, non avendolo mai fatto non so se sarà possibile avere un colloquio, ma (rimanendo in tema proverbi) tentar non nuoce!

Buone vacanze

Un intervento di Nunzio Massimo Tagliavia

Ospito volentieri il collega Tagliavia con un intervento sulla situazione dei Franchising:

Arginare o annullare il fenomeno dei troppi franchising in odontoiatria è, purtroppo, tardi. La nostra categoria avrebbe dovuto  organizzarsi almeno quindici anni fa, ma è prevalsa la “diaspora professionale”, e oggi la maggioranza degli odontoiatri pensa solo a difendere in solitudine il proprio studio. Recentemente ci sono stati dei tentativi tipo gruppi di acquisto per i piccoli-medi studi, ma non sono sicuramente decisivi per opporsi a questo stato di cose e, inoltre, credo non godano di buona salute. Sorvoliamo pietosamente sul ruolo degli ordini professionali.

A quell’epoca ci si doveva organizzare e battere i pugni sul tavolo per opporsi all’indecenza della nascita delle società di capitale, i cui vertici influenzano oggi le terapie degli odontoiatri, attraverso l’area commerciale-finanziaria; perché di questo si tratta, e non credo si possa smentire questo fenomeno.

A mio avviso, strettamente collegato alla proliferazione delle catene dentali, è la liberalizzazione della pubblicità che da informativa, ovvero nel limitarsi nel dare i recapiti del professionista, è diventata commerciale; cioè con la possibilità di pubblicare anche le tariffe e con l’utilizzo di vari supporti media. Per esempio internet, poster sul territorio, locandine, eccetera. Fin qui sembrerebbe un fatto relativamente positivo: aumento la mia visibilità e il giro di affari del mio studio, lavorando con coscienza. Ma c’è l’inghippo.

Infatti, è passato poi il concetto che la libera pubblicità metta tutti sullo stesso piano. Niente di più falso, perché chi è dotato di maggiori capitali può investire in grandi campagne pubblicitarie, con un vantaggio competitivo. Facile comprendere che lo studio medio-piccolo non può permettersi di mettere il faccione sorridente di una bella ragazza su tutti i tram della città. Pertanto, le grandi aggregazioni di capitali hanno questo  vantaggio che, se la dobbiamo mettere sul piano prettamente commerciale, dato che si suona questa musica, è una forma di grave concorrenza sleale.

Le conseguenze di questo vantaggio competitivo sono molto evidenti, ma poco note alla maggioranza di chi deve scegliere a chi affidare le proprie cure dentali. La prima conseguenza è l’alterazione della qualità percepita dai candidati pazienti.

Infatti, il messaggio pubblicitario può influenzare, in senso positivo, la percezione della qualità su un dato prodotto o servizio, prima ancora di averlo comprato o provato. È noto da tempo, come attraverso il marketing, la pubblicità abbia lo scopo di condizionare le decisioni di chi riceve un messaggio promozionale, facendo leva su processi decisionali persuasivi e, dunque, passivi e inconsci. L’equazione è evidente: più si fa pubblicità, più si fa credere che nel dato studio si pratichi un’odontoiatria migliore di altri meno visibili, proprio attraverso quei meccanismi di condizionamento inconscio.

In sintesi, il candidato paziente si crea un’opinione positiva e fa una scelta a priori non basandosi più sulla testimonianza di chi abbia già ricevuto cure da un dato professionista (fama da passaparola), oppure dopo la sua conoscenza diretta, al quale eventualmente darà la sua fiducia (rapporto fiduciario sul quale nascerà l’alleanza terapeutica).

Visto che le norme attuali (di ispirazione UE), che hanno reso questo professione una prateria per investire capitali, non si possono cambiare, a mio avviso il tema pubblicità è uno dei pochi su cui farsi sentire oggi. Ovviamente tireranno in ballo la storia che in un regime di libero mercato non si può creare una sorta di tetto pubblicitario; e che lo stesso accade nella concorrenza in altri ambiti, per quanto riguarda le disponibilità economiche per fare pubblicità.

Si potrebbero valutare azioni per far comprendere, nelle opportune sedi, che la nostra non è un’attività basata sull’etica commerciale e, quindi, su regole tipiche del libero mercato tra imprese. Paragonare la concorrenza in odontoiatria a quella tra imprese è una mistificazione. Dimostrata questa differenza, anche la pubblicità dovrà essere messa a regime con regole eque, tenendo conto che il piccolo-medio studio non può permettersi gli stessi investimenti di una catena del dentale.

Forse questo cambiamento potrebbe creare un minimo di opposizione ai franchising, e ricreare le giuste basi del rapporto paziente-odontoiatra, ripristinando la centralità del rapporto paziente-odontoiatra, non più paziente-azienda dentale e, in subordine, con l’odontoiatra.

Per concludere, una riflessione sul fiume di denaro investito dalle numerose società di capitale. È intuibile come per una clinica avere una convezione con il SSN possa essere redditizio, ma ci riferiamo a prestazioni non odontoiatriche.

Quindi, come mai c’è questa tendenza a investire nell’odontoiatria – ogni giorno si scopre un nuovo marchio – che in Italia al 90% è a carico del paziente e vive una seria crisi?

Il nostro settore è in crisi non solo perché siamo in tanti ma, fondamentalmente, perché le risorse finanziarie della popolazione si sono drasticamente ridotte, a causa della contingenza economica negativa, la cui origine è nazionale e sovranazionale.

Tutta questa convenienza delle società di capitale a investire massivamente nell’odontoiatria lascia perplessi, e il fatto che molti di questi franchising abbiano come core business i contratti di finanziamento non dà una chiara spiegazione, mentre il trattamento odontoiatrico è  solo un mezzo per sottoscriverli.

Per avere una risposta, dobbiamo rifarci all’aforisma di andreottiana memoria sul fatto che nel pensare male ci si azzecca quasi sempre?

Non resta che augurarci buona fortuna e buon lavoro.

 

Quanti (c…o) sono i franchising dentali?

Oggi, trovo davanti allo studio un enorme cartellone pubblicitario di Dooc, lo noto mentre passa la 51 ricoperta di insegne Vitaldent, allora ripenso all’altro giorno mentre accompagnavo in metrò Caterina, mia figlia, alla mostra di Klimt: pubblicità delle cliniche Giovanni Bona e di Doctor Dentist in tutti i vagoni….. sorge una domanda: ma quante cazzo sono? Aiutatemi a fare un censimento, io a braccio ed in ordine alfabetico conosco queste:

Amicondentista, BluDentalClinique, Cliniche Giovanni Bona, CareDent, Dentalcoop, Dentalpro, Doctor Dentist, DoctorOS, DOOC, Smileclin, Vitaldent.

la collega Sonia aggiunge: Odontosalute, Progetto dentale Apollonia, Socialdent, io rilancio con Welfare Italia (pare ci sia dietro el Fürmigùn).

Paolo Vicardi segnala Caredent

Roberto Manca: LCO

Attilio Venerucci: smile factory, mirò, odontoiatrika (ma forse è solo a savona)…

Andrea Oldani: Dentadent

Saverio Marino: Family Dent Care

Discutiamo su cosa fare per non soccombere al fenomeno, un unione almeno pubblicitaria non sarebbe male.

 

Dove compro un Mac a Milano?

Scrivo questo post perché spesso i colleghi che migrano verso Mac mi pongono la domanda, ora comprare un Mac è semplice, qualsiasi catena commerciale ne vende, oltre che l’App Store di Carugate; 20 anni fa ero nella stessa condizione ma non era così facile, pensate che il mio primo Mac, un quadra 840 AV l’ho comprato nel 1993 a Napoli, grazie al mio amico Nicola Graziani. Poi un giorno passando per piazza Firenze noto un negozio con la mela (allora era multicolore) e inizio a conoscere gli amici di C.E.

I link per i contatti li trovate nel banner di sinistra, Juice (prima era C.E. Communication Engineering, mai capito perché un nome tanto lungo) oppure PRT (Riccardo Garofalo) che, come Adamo nasce da una costola di Eva, nasce da una costola di C.E.. Poi per carità, acquistatelo in qualsiasi posto, a me non viene in tasca nulla, posso però dirvi che in 21 anni di Mac mi hanno trattato sempre bene, sono diventati miei amici e spesso miei pazienti. Chiunque ti può vendere un’attrezzatura,  la differenza la fa l’assistenza e la competenza sui guai (pochi con il Mac) che possono verificarsi negli anni. Con loro so di non fare brutte figure .

Una modifica

In prima pagina del blog campeggia la scritta: “Il miglior gestionale per l’odontoiatra”. Perché non per lo studio odontoiatrico? Perché sarebbe falso, lo studio odontoiatrico ha una così grande varietà di rappresentazioni che dovrebbe richiedere un gestionale su misura per ognuna di esse. È impensabile che lo studio mono professionale o quello con 10 poltrone abbiano le stesse esigenze. Addirittura introdurre varianti nello stesso studio dentistico porta a dover eseguire modifiche al gestionale.

Il problema dei moduli.

Nello studio, soprattutto se mono professionale è difficile essere puntigliosi sulla burocrazia dei moduli, anamnesi, consenso dati 196/2003, informativa sulle regole dello studio, consensi informati, spesso per il poco tempo, vengono trascurati e nei mesi ci si ritrova con molte cartelle incomplete; eppure la mancanza di alcuni di questi fogli può procurarci guai. Nel nostro studio la variante introdotta (che ha portato a questa modifica in Dento) è stata un’assistente in più, questo ci ha permesso di dedicare del tempo al controllo della completezza delle cartelle ed in particolare dei consensi informati. Inutile dire che anche da me diversi consensi mancavano o non erano stati consegnati perciò non erano firmati.

La modifica in Dento.

Quando si stampa il preventivo Dento chiede se si vuole stampare anche il consenso; non è una procedura ottimale, potremmo stampare due o tre varianti di preventivo e saremmo costretti a stampare due o tre consensi o, come nel mio caso, non stamparne nessuno per poi stampare solo quello accettato (se ci si ricorda). Quando torniamo a voler stampare il consenso informato non esiste un pulsante specifico, dobbiamo ri utilizzare il pulsante stampa e si apre così questa finestra:

Schermata 2014-06-26 alle 08.50.28

che ci obbliga a ripetere la procedura di stampa del preventivo, annullarla, per poi stampare anche il consenso, altro problema il consenso viene stampato con la data che non è quella del preventivo, come sarebbe logico, ma del giorno in cui si stampa; per ovviare a questo si deve imbrogliare la data del computer, ma non è certo una soluzione comoda! Quando si vuole cambiare una procedura come in questo caso, i fattori da valutare sono molti, l’impatto sull’interfaccia, l’impatto sull’utente, logica e velocità di esecuzione.

Schermata 2014-06-26 alle 15.31.29

La schermata di Dento antecedente la modifica (sopra) riporta in alto a sinistra il pulsante “Stampa” ed il tab “Prescrizioni”, nella versione modificata (in basso) sparisce il pulsante “Stampa”, il tab “Prescrizioni” diventa “Stampe” ed all’interno troviamo sia il pulsante per il preventivo che quello per il consenso informato.

Schermata 2014-06-26 alle 15.29.08

Cliccando su consenso informato si otterrà una finestra che permette di intervenire sulla data di stampa per scegliere o quella di stampa del preventivo (caricata di default) o una a piacere tra questa e l’inizio effettivo delle cure.

Schermata 2014-06-30 alle 09.45.23

Le mie signorine hanno gradito molto. Attivatevi per rendere il blog un punto di discussione per migliorare Dento, se avete trovato una procedura semplificabile o migliorabile segnalatela, anche con una mail se non sapete come fare col blog. Due validi colleghi, Andrea Maragno e Paolo Gerardo già lo fanno ma se allarghiamo il confronto potremo migliorare ancora di più.

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